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Pier
Paolo Ronchetti è un traduttore di fumetti (ma non solo)
tra i più bravi ed esperti, avendo iniziato ai primi anni
della Star Comics per poi passare alla Marvel Italia, ora Paninicomics.
Questa intervista era stata realizzata per il sito Hell's
Kitchen dedicato a Devil ed è per questo che si
parla principalmente del Diavolo Rosso. |
1) Incominciamo parlando un po' di te. Chi sei, come hai iniziato,
qual'è stata la tua carriera, di cosa ti occupi adesso.
Quindici
anni fa, ormai, mi stavo laureando in lingue all'università.
Era proprio il periodo in cui stavo scrivendo la tesi, in cinema
e letteratura, le mie grandi passioni. Ho conosciuto Marco Lupoi
che stava cercando traduttori (erano i primi tempi della Star Comics,
le traduzioni le aveva fatte lui fino ad allora, ma non aveva più
tempo perché si occupava sempre più di altro). Ricordo
che provò alcune persone e alla fine, con mia grande sorpresa,
scelse me, perché avevo fatto un discreto lavoro, credo,
ma anche perché mi mostrai particolarmente interessato alla
proposta. Ovviamente, se ripenso alle mie prime traduzioni, un po'
rabbrividisco. E' un tipo di lavoro che si impara a fare bene col
tempo. Fatto sta che dai primi albi dell'Uomo Ragno (lo traduco
dal numero 14 o 15), sono poi passato a tradurre quasi tutte le
serie Marvel che venivano pubblicate prima dalla star, poi dalla
Marvel Italia, ed è quello che faccio ancora oggi. Naturalmente,
negli anni ho diversificato la mia attività. Ho collaborato
per vari anni con Rizzoli, come traduttore e ho scritto saltuariamente
recensioni e articoli di cinema per vari editori.
2) Parlando in
ambito generale... quali sono le difficoltà del tuo lavoro,
e quali possono essere, invece, le soddisfazioni?
Ho
sempre avuto un particolare interesse per come venivano resi i prodotti
linguistici da una lingua all'altra e mi sono spesso scandalizzato
per gli errori di traduzione che riscontravo, andando al cinema
o leggendo un libro. Difficoltà insormontabili, se conosci
bene le due lingue, la cultura del paese della lingua originale
e hai una certa elasticità mentale, non ce ne sono. Anche
se i comics pongono alcuni problemi, non sempre di facile soluzione.
Ho tradotto anche racconti, articoli di giornali e riviste per niente
semplici, ma tradurre un fumetto non è certo più semplice.
Ci sono riferimenti a cose che non esistono nella nostra cultura
e, nel caso dei comics americani, sono il primo luogo dove finiscono
le innovazioni di una lingua, l'inglese, che è in costante
movimento. Per molti anni sono stato aiutato dai miei soggiorni
negli Stati Uniti. Non credo che questo lavoro si possa fare bene
se non hai vissuto nel paese della lingua che traduci. Espressioni
nate negli ultimi mesi non si trovano nemmeno nei dizionari di slang.
Oggi puoi avere qualche aiuto da Internet, ma sono più i
casi dove sono solo la tua fantasia e la tua perspicacia che devono
fare i conti con il testo che hai di fronte. E' un lavoro che ho
sempre amato molto. Raramente lo faccio controvoglia. Con mia sorpresa,
mi è capitato spesso, negli ambienti più disparati
e meno prevedibili, di essere conosciuto per il mio lavoro. Anche
se è un'emozione un po' infantile, questo fa sempre piacere.
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